Viaggi





 

 








PROGRAMMA DEFINITIVO VIAGGIO A ISTANBUL
PARTENZA SABATO 1 FEBBRAIO ORE 4.00
DA VIA PRIMO MAGGIO - GHEDI













VIAGGIO A AVILA E SANTIAGO DI COMPOSTELA









VIAGGIO A ISTANBUL














VIAGGIO A AQUILEIA - GRADO E SANTUARIO DI BARBANA - 22 SETTEMBRE 2013







Viaggio 
al Santuario di san Fruttuoso e di Monteallegro

05 Maggio 2013






Viaggio 
al Santuario di san Fruttuoso e di Monteallegro

 17 Marzo 2013


Aprono il 9 Febbraio presso le Madri Canossiane di Ghedi le iscrizioni al viaggio 
al Santuario di san Fruttuoso e di Monteallegro

Scarica qui sotto il modulo di Iscrizione e consegnalo alle Madri Canossiane 
entro il 24 Febbraio 2013.
Nel caso non venisse realizzato il viaggio per il non raggiungimento del numero minimo dei partecipanti (n.35) la quota verrà interamente rimborsata.










Polonia

"Se la memoria vive, vive la speranza"
PROGRAMMA 

MODULO DI ISCRIZIONE
DA COMPILARE CONSEGNARE 
PRESSO LE MADRI CANOSSIANE DI GHEDI
ENTRO IL 21 GENNAIO 2013
VERSANDO LA QUOTA DI € 400,00







Polonia: nei luoghi del Beato Giovanni Paolo II
“Se la memoria vive, vive la speranza”
Viaggio parrocchiale dal 25 al 30 Aprile 2013
6 giorni in aereo più autopullman

Perché un viaggio in Polonia? 
La motivazione del viaggio si potrebbe riassumere con questi tre verbi: RIFLETTERE, INCONTRARE, SPERIMENTARE.


Campo di concentramento di Auschwitz

Si va in Polonia innanzitutto per RIFLETTERE . Le riflessioni nascono nel cuore mentre si visitano i campi di concentramento di Auschwitz, di Birkenau. Mentre ascoltando la guida si prende coscienza di cosa noi esseri umani siamo capaci di fare nel bene e nel male, dove arriva il male e cosa può frenarlo. Auschwitz è veramente solo a Oświęcim (la città  polacca dove si trova il campo di concentramento) o esiste dentro ciascuno di noi? E’ possibile vedere la luce in mezzo all’oscurità? E’ possibile amare anche quando non ci sentiamo amati?
Si va in Polonia per  INCONTRARE un popolo che prega e vive la sua storia alla luce della fede.  Per incontrare la testimonianza di figure bellissime di cristiani come Giovanni Paolo II, Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Faustina Kowalska che riflettendo la luce di Dio possono  illuminare la nostra vita.


Madonna Nera di Czestochowa

Per INCONTRARE, visitando il santuario di Częstochowa, LA MADRE che ci accompagna nel cammino della vita, che soffre e lotta con noi. Si va in Polonia per SPERIMENTARE l’AMORE DEL SIGNORE nella sua potenza trasformante.
La Polonia è una terra che ha sofferto,  una terra di santi e di martiri,   una terra che ha sempre lottato e continua a farlo per mantenere  viva la sua fede, cosciente che solo questo è il segreto per mantenere la sua identità di popolo.
La Polonia è la terra depositaria di grandi e preziosi tesori culturali e artistici, è la terra natale di Papa Giovanni Paolo II: in questo viaggio potremo ammirare la sua Czestochowa, con il Santuario della Madonna Nera, ma vedremo anche la storica Cracovia, con le famose miniere di salgemma poco lontane.
Vedremo una natura affascinante: ampie distese campestri, gli ultimi boschi primordiali d’Europa, belle distese collinari, numerosi laghi.
Entreremo in contatto con una lunga storia che si riflette nelle grandi e piccole città del Paese, che hanno bei quartieri storici, antichi castelli e torri, chiese e monasteri nonché luoghi tuttora carichi di dolore, la cui storia è stata cancellata.





                                  Romania






tra Sacro e profano
PROGRAMMA 

MODULO DI ISCRIZIONE
DA COMPILARE CONSEGNARE 
PRESSO LE MADRI CANOSSIANE DI GHEDI
ENTRO IL 15 FEBBRAIO 2012
VERSANDO LA QUOTA DI € 350,00


___________________________________

La Via del Volto Santo
da Fidenza a Lucca
attraverso alcune tappe della via Francigena

MODULO DI ISCRIZIONE
DA COMPILARE CONSEGNARE PRESSO LE MADRI CANOSSIANE DI GHEDI
ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2011
VERSANDO LA QUOTA DI € 59,00


 

    La Rotonda di Brescia

Autore: Roda, Anna  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it


La Rotonda o Duomo vecchio di Brescia riassume in sé la storia religiosa dell’intera città.(Immagine 1) In questo luogo infatti sorgeva l’antico centro della città sede dei primi vescovi bresciani. Il primo vescovo di Brescia sembra essere stato Ursicino, che assistette al Concilio tenuto nel 350 a Sordi,in Lidia. Dopo di lui la cronologia prende un andamento più sicuro e, dal V sec. in poi, comincia ad essere esattamente accertata. Solo dopo l’Editto di Milano del 313 si iniziò a la costruzione di chiese e quindi risale a quell’epoca la prima cattedrale bresciana, diventata cattedrale iemale tra il VI-VII secolo con il titolo di Santa Maria Maggiore, di cui ora non rimane più nulla.

Gli esterni 



Il Duomo Vecchio, eretto verso la fine dell’XI secolo dai maestri comacini (corporazione di imprese itineranti composte da muratori specializzati), è una costruzione circolare (Immagine 2/3) che consta di due edifici distinti e sovrapposti:uno è detto appunto Rotonda, quello superiore e l’altro è la vecchia chiesa di San Filastro che è in pratica la cripta sotterranea, che certamente apparteneva al precedente edificio del VI-VII secolo. L’esterno si presenta costituito da massi in pietra da taglio, corrosi per il tempo e le intemperie, con finestrelle strette,anguste,una massiccia torre traforata solo da alcuni spiragli, elementi che lo fanno assomigliare ad un recinto fortificato.(Immagine 4) L’ingresso si trova più in basso dell’attuale piano stradale e quindi segnala il livello del terreno all’epoca della costruzione dell’edificio.(Immagine 5)

Gli interni



L’imponente e suggestivo interno (Immagine 6) è caratterizzato dalla presenza di otto massicci pilastri a base trapezoidale mista, costituiti da pietre varie, che sostengono altrettanti archi a pieno centro e che determinano un singolare ambulacro anulare su diversi livelli collegati da scale (Immagine 7); la copertura è costituita da una cupola emisferica molto ampia e a tutto sesto, il cui diametro è di circa 20 metri. (Immagine 8) La parte inferiore del Duomo Vecchio è costituita dalle vestigia della ex-chiesa di S. Filastro (Immagine 9), costruita per contenere le spoglie di questo martire che vi erano state portate nell’ 858, togliendole dalla vecchia chiesa di Sant’Andrea. Alla cripta si accede per una scaletta particolarmente ripida (Immagine 10). Il luogo è diviso in cinque navate da tre file di colonnette di marmo, di varie proporzioni, forse per adattarle al luogo e probabilmente impiegando materiale proveniente dai monumenti di età romana (Immagine 11-12). Le tre navatelle centrali terminano in un’abside con residui di dipinti, risalenti al XII-XIV secolo; nelle due laterali, sull’asse di ogni comparto, si trovano piccole nicchie, mentre le piccole volte erano ornate con affreschi (Immagine 13). A tale complesso medioevale venne aggiunto nel 1488-1498 un profondo presbiterio rialzato fiancheggiato da due cappelle laterali, impreziosita da affreschi del Civerchio (Immagine 14-15). Dietro l’altare maggiore campeggia l’Assunta del Moretto (1526).

Il Tesoro delle Sante Croci



La profonda cappella di sinistra, detta delle Sante Croci, (Immagine 16-17) conserva una serie di preziosi reliquiari del XI-XII secolo e costituiscono il Tesoro della cattedrale bresciana. Due sono i pezzi più interessanti custoditi nel Tesoro: la Stauroteca e la Croce del Campo. La Stauroteca è la cassetta di forma rettangolare in legno ricoperta da sottile lamina in argento,un tempo dorata, entro la quale si conservò la reliquia della S. Croce fino al 1532. Il coperchio, che si sfila facendolo scorrere, è delimitato su tre lati da un bordo, che sottili cordoncini dividono in riquadri, occupati alternativamente da quadrati, rombi e dischi ovoidali lievemente sbalzati, imitando una serie di pietre incastonate. Nel campo centrale del coperchio è raffigurata,sempre con la tecnica a sbalzo, la Crocefissione: l’alta croce poggia su una collinetta piramidale e vi è appeso, sottile e contorto, il Cristo mentre ai lati stanno la Vergine e S. Giovanni. Ai piedi della croce è il Teschio: sopra i bracci orizzontali due angeli a mezzo busto e visti di tre quarti adoranti, con le mani ricoperte dal velum e vestiti di tunica. Più sopra, ai lati della targa con le sigle I C XC, i simboli del sole e della luna. Nell’interno, la teca presenta l’incastonatura per la reliquia a forma di duplice croce (Immagine 18); ai lati, in basso, sono Costantino - a sinistra - e Elena (sua madre) a destra, con i relativi nomi a caratteri greci. Le due figure rigidamente frontali e collocate su monticelli piramidali appena abbozzati, sono ricoperte dalle ricche vesti gemmate, con corona in capo e croce nella sinistra, e con stola l’imperatore; con ricco paludamento e la croce nella destra,mentre la sinistra è al petto, S. Elena. Nel lato corto inferiore, è una fascia adorna di palmette su due ordini alternate, che fanno da incorniciatura al coperchio e, a piano leggermente inclinato, un altro bordo con foglie larghe e appiattite ma contrapposte a quelle della fascia precedente. La costolatura della cassetta è adorna di dischi con rosette. La Croce dell’Orifiamma o del Campo, che veniva issata sul Carroccio(ricordiamo che Brescia fece parte della Lega Lombarda e il Carroccio si portava sempre in battaglia poiché portava lo stendardo che simboleggiava la città), viene menzionata in statuti della città nel 1260 circa e ad essa sono legate,come alla reliquia della croce,le più disparate leggende ricordate da vari autori antichi. L’impianto del manufatto è probabilmente romanico, le braccia sono eguali- salvo l’inferiore che è leggermente più lungo - e appena espanse alla terminazione. Raccordi obliqui collegano dal recto i vari bracci, formando quasi una specchiatura a rombo, mentre nel verso è applicato un disco circolare. L’anima in legno, con incavo per le reliquie, è rivestita da una lamina in argento lavorato a sbalzo. Sul recto è il Redentore ormai morto, appeso ad un’altra croce a rilievo applicata a sua volta sulla croce vera, con aureola crociata e i capelli inanellati che scendono sugli omeri, con le braccia lievemente piegate, con il perizoma ai fianchi annodato sul davanti, gambe parallele e i piedi poggianti sul suppedaneo circolare. Al termine dei bracci,a forte sbalzo sono i dischi raggiati con le teste della luna e del sole in alto, il busto della Vergine, a sinistra di S. Giovanni a destra e, in basso, una figura fasciata da bende con barba: Lazzaro o forse un defunto. Nel verso è l’Agnus crucifero, pure fortemente sbalzato. L’interesse della Croce è accentuato dalla presenza, sulle due facce di 4 castoni nel recto e 22 nel verso, disposti con spaziata simmetria di forma, contenenti vetri colorati, onici incisi, lapislazzuli ageminati, agate e corniole incise, alcune romane di notevole interesse.

Altre opere



Altre interessanti decorazioni si possono notare in quello che era l’antico presbiterio della Rotonda ed ora è il transetto: affreschi raffiguranti i simboli degli evangelisti e raffigurazioni mariane (1260-1270 ca) (Immagine 19). Ulteriore opera, posta proprio davanti all’ingresso principale è il monumento funebre del vescovo Berardo Maggi (+ 1308). Si tratta di un sarcofago di bottega campionesse in marmo rosso di Verona; su uno degli spioventi è ritratto il vescovo giacente tra i simboli degli evangelisti, sull’altro la pace tra guelfi e ghibellini promossa dallo stesso nel 1298. (Immagine 20-21-22-23)

Galleria di immagini

Immagine 1

Immagine 2

Immagine 3

Immagine 4

Immagine 5

Immagine 6

Immagine 7

Immagine 8

Immagine 9

Immagine 10

Immagine 11

Immagine 12

Immagine 13

Immagine 14

Immagine 15

Immagine 16

Immagine 17

Immagine 18

Immagine 19

Immagine 20

Immagine 21

Immagine 22

Immagine 23

Alla ricerca di san Carlo



Itinerario milanese e diocesano alla scoperta di Carlo Borromeo
L’anno pastorale che si sta chiudendo a Milano è stato dedicato al IV centenario della canonizzazione di san Carlo Borromeo (1610-2010) (Immagine 1) ed ha visto centinaia di pellegrini, adulti e ragazzi, in cattedrale davanti all’urna di Carlo Borromeo; un afflusso straordinario alla scoperta di un santo che ha rivelato caratteri di modernità insospettati. Proprio a coronamento di tale evento vogliamo proporre tre itinerari, due milanesi e uno diocesano, per continuare ad approfondire la vita e l’azione pastorale di uno dei santi più importanti della nostra fede.

Primo itinerario milanese

Carlo nasce ad Arona, il 2 ottobre 1538, ma passò gran parte della sua infanzia a Milano, nel prestigioso palazzo Borromeo (Immagine 2), cuore del quartiere dei Borromeo. Il nostro itinerario milanese non può quindi che partire da qui, da Piazza Borromeo e dal bel palazzo omonimo tardo medioevale fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1943. All’interno si possono ancora ammirare alcuni dei più begli affreschi di Lombardia (XV sec.), raffiguranti con giochi cortesi. Di fronte al palazzo si trova la chiesetta di famiglia, detta di Santa Maria Podone (Immagine 3) accanto alla quale nel 1610 fu innalzata una statua al Borromeo, forse una delle prime in città, opera del Bussola. (Immagine 4/5)Poco distante troviamo due chiese a cui san Carlo fu molto legato: la chiesa del Santo Sepolcro (Immagine 6) e la chiesa di San Sebastiano. La prima, di fondazione medioevale, ma completamente rifatta nell’epoca borromaica, conserva presso l’altare due gruppi scultorei dedicati alla passione di Gesù: la Lavanda dei piedi e l’Ecce Homo. Carlo si recava spesso in preghiera in questa chiesa a motivo della sua devozione alla passione di Nostro Signore. Infatti nelle due cappelle accanto all’ingresso troviamo Carlo in adorazione di Cristo nel sepolcro del Bellosio (XIX sec.), mentre nell’ampia cripta, purtroppo non visitabile, si trova una statua del santo in adorazione di Cristo morto.
La chiesa di San Sebastiano, in Via Torino, ci ricorda l’instancabile azione pastorale di Carlo per i milanesi falcidiati dalla peste degli anni 1576-77. Come ex-voto i cittadini, su suggerimento del loro vescovo, innalzarono un nuovo tempio a San Sebastiano, protettore dalla peste. (Immagine 7/8/9)
Spostiamoci ora in Porta Romana: nel nostro cammino incontreremo ben due Crocette: una davanti alla chiesa di San Paolo converso (Immagine 10), l’altra davanti a San Nazaro in Brolo. Esse furono volute da Carlo (Immagine 11/12) come segno e memoria della peste. In quei posti infatti durante la peste erano stati eretti degli altari per favorire la preghiera e la liturgia eucaristica per tutti quelli che per la malattia non potevano lasciare le loro case.
Il nostro percorso continua ora spostandoci verso Porta Venezia. All’epoca di san Carlo dove ora si trova Corso Buenos Aires c’era aperta campagna, campagna coltivata e salubre, tanto che il duca Ludovico il Moro, aveva deciso di edificavi il Lazzaretto, opera di Lazzaro Palazzi (1488-1513) per la cura dei malati di grandi epidemie. Il Lazzaretto era costituito da un edificio basso e continuo che girava attorno al recinto, aperto su tre lati e circondato da un canale (Immagine 13). Carlo stesso durante la terribile epidemia del 1576-77 vi fece più volte ingresso per portare conforti materiali e spirituali ai milanesi malati (Immagine 14). Ora cosa è rimasto di tutto ciò? una piccola porzione dell’antica costruzione in Via Casati, trasformata ora in chiesa ortodossa (Immagine 15/16). Poco distante rimane però ancora la chiesetta di San Carlo al Lazzaretto (Immagine 17) Tale chiesa, trasformata in questa forma alla fine dell’Ottocento, era aperta negli intercolumni così da permettere ai malati di assistere alle celebrazioni stando nei loro ricoveri (Pellegrino Tibaldi, 1585-1592).

Secondo itinerario milanese
Il secondo itinerario è invece iconografico e testimonia, attraverso cappelle ed immagini, quando la devozione a Carlo fosse familiare e diffusa tra i fedeli ambrosiani. Possiamo partire dal Duomo stesso, centro e cuore della diocesi. In esso sono numerosi i segni della presenza di Carlo: partiamo dallo Scurolo (Immagine 18/19), luogo in cui è conservato il corpo del santo, custodito in una bellissima urna di cristallo. All’altare maggiore, accanto al monumentale tabernacolo regalato a Carlo dallo zio papa Pio IV, troviamo una bellissima statua argentea del santo realizzata dagli argentieri milanesi nel 1610 (Immagine 20) Se ci rechiamo nel tornacoro, proprio nel suo punto sommatale, potremo ammirare la prima statua di Carlo (Immagine 21/22), voluta dalla stessa Fabbrica del Duomo subito dopo la sua morte. Ma l’opera maggiore, quella che ancora oggi coinvolge chi entra in cattedrale è la serie dei Quadroni con la vita e i miracoli di san Carlo (Immagine 23); i primi realizzati nel 1602/03 per la beatificazione del santo, mentre i secondi furono dipinti nel 1610 in occasione della sua canonizzazione.
Usciamo dal Duomo e rechiamoci in San Gottardo: presso l’altare, un po’ nascosta troviamo una delle prime raffigurazioni di Carlo santo. (Immagine 24)
Arriviamo ora all’esterno dell’Università Statale, una volta ospedale della città chiamato Ca’ Granda, qui troviamo le statue dei patroni di Milano: Sant’Ambrogio e San Carlo, opere del Bianco (1630) (Immagine 25). Poco distante si trova la chiesa di Sant’Antonio abate, sede antica dei padri Teatini, i quali furono chiamati a Milano proprio dal Borromeo come aiuto nell’opera di riforma della Chiesa. Troviamo in essa diverse immagini del santo: accanto all’altare una bellissima statua policroma di San Carlo in abiti episcopali (Immagine 26), mentre in una cappella laterale troviamo due tele dell’Abbiati (inizio 1700 )con San Carlo e sant’Andrea Avellino, superiore dei teatini di allora.
Procediamo oltre e nella chiesa di San Giorgio al palazzo (Immagine 27), sempre in Via Torino, troviamo addirittura una cappella interamente dedicata a san Carlo con una tela e affreschi del XVII di Angelo Galli, su disegno di Duchino , Carlo ottiene cessazione peste e di Giuseppe Melani, San Carlo comunica San Luigi Gonzaga (1680-1747).
Il nostro itinerario iconografico non può non avere queste altre tappe: in Santa Maria della Passione (Immagine 28),grande chiesa cinquecentesca, un tempo officiata dai canonici lateranensi, troviamo una delle più note immagini di Carlo, intitolata “Digiuno di san Carlo” di Daniele Crespi .(Immagine 29)Mentre in Sant’Angelo (Immagine 30), chiesa francescana, troviamo uno dei primi dipinti realizzati dopo la canonizzazione del santo. Si tratta di “Gloria di san Carlo” del Morazzone .(Immagine 31)
Itinerario in diocesi di Milano
A cura della diocesi ambrosiana è appena stato pubblicato un agile libretto dal titolo San Carlo. Percorsi di acqua, di preghiera, di arte che può essere un valido strumento per un percorso borromaico fuori dalla città di Milano. Il percorso che ci pare più originale è quello che riguarda gli ultimi giorni della vita terrena del Borromeo vissuti tra lago Maggiore e Naviglio. Un percorso che san Carlo fece, febbricitante e sfinito, dal 28 ottobre al 3 novembre 1584, giorno della sua morte. Carlo si trovava presso il Sacro Monte di Varallo (Immagine 32/33) per attendere ai esercizi spirituali (Immagine 34) , ma prima di far ritorno a Milano, dovette recarsi ad Ascona (Immagine 35) per la fondazione del Collegio Papio (Immagine 36/37). Il viaggio venne fatto per via d’acqua, con soste ad Arona (Immagine 38) e a Cannobio . Da Arona (dove ancora oggi si può ammirare la colossale statua di San Carlo, conosciuta come San Carlone (Immagine 39), in cui si ferma per due volte, all’andata e al ritorno da Ascona, la barca che trasportava il Borromeo ormai in fin di vita, raggiunge Sesto Calende e naviga sul Ticino fino a Tornavento (Immagine 40/41) da dove di dirama il Naviglio Grande, il corso d’acqua che lo avrebbe portato fino a due passi dal Palazzo Arcivescovile a Milano. Ecco i paesi attraversati dalla barca del santo vescovo: Cuggiono (Immagine 42), Boffalora (Immagine 43), Robecco sul Naviglio (Immagine 44), Cassinetta di Lugagnano (Immagine 45), Abbiategrasso (Immagine 46), Vigano Certosino, Trezzano sul Naviglio, Corsico (Immagine 47) e infine Milano (Immagine 48), sbarcando probabilmente alla Laghetto di Santo Stefano (Immagine 49). Da lì il santo vescovo fu condotto in arcivescovado dove, tra la preghiera fervida dei suoi sacerdoti rese l’anima a Dio. (Immagine 50)
Presso ogni paese che la barca del Borromeo attraversò possiamo ancora oggi trovare segni di quel suo ultimo viaggio: cappelle, chiese, edicole, quadri, statue un insieme di segni che a distanza di più di cinquecento anni ci testimoniano l’amore che gli ambrosiani ebbero per il loro pastore.
Galleria di immagini - San Carlo

Immagine 1

Immagine 2

Immagine 3

Immagine 4

Immagine 5

Immagine 6

Immagine 7

Immagine 8

Immagine 9

Immagine 10

Immagine 11

Immagine 12

Immagine 13

Immagine 14

Immagine 15

Immagine 16

Immagine 17

Immagine 18

Immagine 19

Immagine 20

Immagine 21

Immagine 22

Immagine 23

Immagine 24

Immagine 25

Immagine 26

Immagine 27

Immagine 28

Immagine 29

Immagine 30

Immagine 31

Immagine 32

Immagine 33

Immagine 34

Immagine 35

Immagine 36

Immagine 37

Immagine 38

Immagine 39

Immagine 40

Immagine 41

Immagine 42

Immagine 43

Immagine 44

Immagine 45

Immagine 46

Immagine 47

Immagine 48

Immagine 49

Immagine 50






Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia

“I nove Sacri Monti dell’Italia settentrionale sono gruppi di cappelle e altri manufatti architettonici eretti fra il XVI e il XVII secolo, dedicati a differenti aspetti della fede cristiana. In aggiunta al loro significato simbolico e spirituale, possiedono notevoli doti di bellezza, virtù e gradevolezza, e risultano integrati in un ambiente naturale e paesaggistico di colline, boschi e laghi. Contengono inoltre reperti artistici molto importanti (affreschi e statue)”. Con questa motivazione, nel 2003 l’UNESCO ha iscritto il sito “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia” nella Lista del Patrimonio Mondiale.
Il prestigioso riconoscimento attribuisce un valore universale a sette Sacri Monti del Piemonte (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo) e due della Lombardia (Ossuccio e Varese), mettendo in luce la straordinaria ricchezza, la qualità e i valori di questi gioielli di storia, arte e natura.
La teoria di cappelle che attraverso statue, dipinti e affreschi, racconta episodi e misteri della vita sacra, si amalgama con l’accogliente contesto ambientale e contribuisce a definire i lineamenti di ciascun complesso monumentale. Pregevoli esempi di architettura del paesaggio, i Sacri Monti costituiscono un importante punto d’incontro per i fedeli e i cultori dell’arte.
Dalla cerchia delle Alpi occidentali, dove il fenomeno ha avuto origine più di cinquecento anni fa, i Sacri Monti hanno poi ispirato analoghi modelli sorti in buona parte dell’Europa cattolica. I sette Sacri Monti piemontesi sono  inseriti nel sistema delle Aree protette della Regione Piemonte, che provvede alla loro conservazione storica-artistica, alla manutenzione e alla tutela dell'ambiente circostante.

Fonte: http://www.sacrimonti.net










Sacromonte di Varallo
Basilica di San Giulio
Viaggio parrocchiale
09 Aprile 2011


ANDALUSIA

Viaggio parrocchiale in aereo 
dal 09 al 13 giugno 2011



 

 Santuario Madonna di Montecastello

Uno dei luoghi più belli e panoramici del lago di Garda

 

Il Santuario di Montecastello sorge poco sotto la cima del Monte Cas su uno spuntone di roccia a picco sul lago e con una vista meravigliosa. Con la sua spiritualità è uno dei luoghi sacri più cari del Garda, noto per la sua storia e la sua bellezza. Da secoli è luogo di pellegrinaggio e devozione.
La storia del Santuario di Montecastello, arroccato su una rupe (a 700 metri di quota) a strapiombo sul lago di Garda, è legata al ricordo di una "Stella". Nel secolo XIII, durante una violenta battaglia tra Bresciani e Trentini, una luce abbagliante scaturita dal castello, dove già esisteva un tempietto dedicato a Maria, paralizzò i Trentini, permettendo ai Bresciani di sopraffarli. Gli abitanti di Tignale testimoniarono la presenza di Maria sulla montagna in forma di Stella luminosa, per cui il primo titolo di questa Madonna sarà "Madonna della Stella".

La Chiesa inferiore romanico-gotica possiede affreschi rinascimentali del tardo '400. La Chiesa superiore ha l'altare maggiore di legno dorato e, al posto della pala, una invetriata dietro alla quale si nota la miracolosa Immagine della Madonna, di autore ignoto del '400, che, mentre viene incoronata Regina da Suo Figlio, sta in ginocchio in atteggiamento umile e supplichevole. L'affresco è circondato da quattro medaglioni su rame del Palma, rappresentanti la Presentazione al Tempio, L'Annunciazione, la Nascita di Gesù, la Visita dei Magi. Importante è pure l'ex-voto più grande d'Italia: un dipinto del '600 che raffigura una battaglia combattuta da uno strano esercito che risale sentieri dietro calessi irti di fucili. È la battaglia in cui morì il brigante Zuane Zanon, re di questi monti, invulnerabile, perché secondo la gente del luogo, fermava i proiettili con le mani.


Via Chiesa
25080 Tignale sul Garda (Brescia)
Tel. 036573019-036573020


Turismo religioso
Quando il pellegrino abbina “turismo, storia e cultura”. Via Francigena, Cammino di Santiago, Santuari devozionali del biellese
(Corriere della Sera, febbraio 2006)

 Chi pensa ancora al turismo religioso come ai viaggi per anziani, in compagnia del Parroco in veste di cicerone e assistente spirituale, ebbene si sbaglia. Questo stereotipo appartiene al passato. Nell’era della globalizzazione domina la nuova figura del pellegrino-turista. Un fedele curioso che desidera itinerari personalizzati, costruiti con attenzione prima della partenza. Oggi i tradizionali pullman e treni vengono affiancati da tragitti a piedi, bicicletta, cavallo e camper. Un nuovo fenomeno che lega fede e cultura, storia e tradizioni.

«Viviamo un forte momento di transizione caratterizzato dal cambiamento - spiega Giovanni Sesana di Brevivet, un personaggio carismatico che da 40 anni opera nel settore dei viaggi religiosi – adesso i fedeli abbinano “Bibbia, archeologia e storia”. E durante un pellegrinaggio vogliono scoprire anche gli aspetti culturali, legati a territorio e popoli». Dati alla mano, l’Eurispes rivela che lo scorso anno 35 milioni di persone (non solo fedeli) hanno visitato l’Italia attuando forme miste di turismo “culturalreligioso”. Con un giro d’affari stimato in oltre 60 miliardi di euro e un tasso di crescita annuo attestato al 4,3%. Interessati alle grandi folle sono luoghi di culto come gli storici San Giovanni Rotondo, San Pietro a Roma, le basiliche di Assisi, Padova e Loreto. Le Vie e i Cammini “poveri”. Ma da qualche anno sta emergendo l’interesse anche per un turismo solitario, più “povero”. Con il ritorno agli antichi cammini della fede. Parliamo di percorsi come la Via Francigena e il ben noto Santiago di Compostela. La “Via”, già praticata nel primo medioevo, collegava Canterbury in Inghilterra con Roma. Un percorso di “purificazione” calcato da migliaia di pellegrini, che entrava in Italia dal Gran San Bernardo. Per snodarsi per mille chilometri su sentieri alpini e appenninici, fino all’Urbe Sacra. Negli ultimi anni la Via è stata riscoperta anche per merito dell’Associazione Europea dei Comuni sulla Via Francigena. Che dal 2001 lavora per valorizzare l’itinerario originale. Con l’obbiettivo di mettere in luce realtà locali fuori dalle grandi mete turistiche. In ambito comunitario da segnalare il progetto “I Cammini d’Europa”, che ha realizzato con Opera Romana Pellegrinaggi il catalogo  “Cammini di Santiago e vie Francigene”. Tra i percorsi alternativi propone un’interessante serie di varianti legate al Cammino di Santiago. Il più noto tra i percorsi religiosi. Un itinerario scelto lo scorso anno da quasi 100 mila pellegrini. Prevedendo anche mezzi alternativi come la bicicletta, con tappe intermedie in treno e bus. E perché no, a cavallo. I fedeli percorrono in media una ventina di chilometri al giorno. Pernottando in ostelli e alberghi, ma nei momenti di piena estiva anche nelle palestre trasformate in dormitori.
2
Per entrare nello spirito di chi sceglie la via di San Giacomo, niente di meglio che collegarsi a Internet e leggere le esperienze delle gente comune. Come Luciano Callegari o i milanesi Paolo e Gabriella De  Ambrosis. Nelle pagine online troverete consigli pratici su come affrontare il percorso, attrezzarsi e quanto spendere.

I Percorsi devozionali
Nel nostro paese, invece, sono stati riscoperti i percorsi devozionali del biellese. Legati ai grandi santuari del Piemonte. Da poco inseriti dall’Unesco nel patrimonio mondiale dell’umanità. Il più noto Oropa, è attrezzato per dare ospitalità a 350 pellegrini. Situato a 1200 metri e incuneato tra le montagne accoglie nella Basilica Antica la Madonna Nera. Per tradizione portata a Oropa da Sant’Eusebio. Da visitare le 19 cappelle votive disposte come “Via Crucis” in mezzo al bosco. Il Santuario più antico è invece il Sacro Monte di Varallo. Chiamato anche "Nuova Gerusalemme". Costruito dai frati francescani nel XV secolo per proporre in Italia i luoghi Santi della Palestina, non raggiungibili dai credenti. I santuari del biellese formano anche le tappe della Gta. La “grande traversata delle Alpi, un percorso storico di oltre 200 chilometri, da compiere a piedi e in parte in bicicletta. Si resta quasi sempre in quota, tra sentieri e camminamenti. Seguendo l’antico tracciato alpino di Annibale. Consultando Internet si costruiscono itinerari “su misura”. Calibrato interessi culturali, forze fisiche ed esigenze economiche.


 Itinerari religiosi in Italia e nel mondo:

Per “i cammini d’Europa”

Per informazioni sulla Via Francigena
il Cammino di Santiago secondo Luciano Callegari
e secondo Paolo e Gabriella De Ambrosis
per i percorsi devozionali del biellese